Pittura – Variazioni cromatiche di un non soggetto

23 February 2015 8:56  /  Press
Pittura – Variazioni cromatiche di un non soggetto

Il rappresentare di Simone Mannino è un cancellare, un
oltrepassare gli abituali schemi rappresentativi. Il non soggetto
si manifesta ricercando una proiezione sulla tela
bianca, e trovati le vesti del suo significato li indossa. La
sua essenza prende forma in una tensione teatralmente
rappresentata, dove un sipario si alza ed il tempo scandisce
il ritmo di forti cromie, protagoniste e al contempo fuse
nei suoi non soggetti. Le variazioni cromatiche del non
rappresentato divengono in Simone Mannino, proiezioni
di significato e significanti, dove alla fine il suo non soggetto
spinge, lotta contro la forza del colore per emergere,
per conquistare uno spazio autonomo, ma fondendosi in
ultimo in un armonica mescolanza, in un plastico abbraccio
col colore stesso.
CHI SONO I SOGGETTI DEI TUOI LAVORI?
Intanto bisognerebbe capire cos’è un soggetto: Faletra
centra bene quando scrive che “la nozione di soggetto rinvia
nella sua variegata costellazione semantica all’atto del
getto, del porre, è una proiezione materiale (non ideale)
su un supporto.” Il soggetto in quello che faccio viene sempre
anticipato da qualche azione, cerco di non pensare a
quello che voglio rappresentare, anche perché tutte le
volte che mi ritrovo davanti ad una tela bianca, affiorano
innumerevoli cliché o “soggetti” che cerco attraverso un
gesto una azione di eliminare, cancellare, quando riesco
a sgombrare il campo, allora riesco a lavorare, se non
accade dipingo uno, due, tre quattro quadri uno sull’altro,
alla fine cancello tutto con un grigio, e ricomincio. Non
sempre però, ci sono giorni che riesco a fare delle buone
pitture in due ore.
COSA RAPPRESENTA PER TE IL COLORE?
Per me è uno strumento, un mezzo. Lo posso utilizzare
quando mi pare, posso anche farne a meno. Per il mondo
è rappresentanza, i colori distinguono le nazione, le culture,
le tragedie. Il mondo è governato dal colore.
E QUALE COLORE PENSI ABBIA IL TUO FARE ARTE?
Non so di preciso immagino un Grigio, comunque una
tinta neutra.
SI PERCEPISCE UNA GRANDE TEATRALITÀ ANCHE
NELLA SCELTA DI SEGUIRE LE ORME DI QUELLA TRADIZIONE
INFORMALE. CHE COSA METTI IN SCENA
CON I TUOI COLORI?
Il mio approccio con la pittura è stato sempre teatrale,
anche quando dipingevo dal vero ritratti figurativi di amici
o parenti. Non si tratta di seguire le orme dell’informale,
o della pittura d’azione, voglio dire che Caravaggio,
Goya, Rembrandt, sono pittori teatrali. Non è l’azione
esclusivamente fisica che genera teatro, ma la tensione. Di
fatto un attore può stare in scena 10 minuti in silenzio e fissare
il pubblico, è quello che passa tra lui è lo spettatore,
cosi tra una pittura è il suo interlocutore. Nel mettere in
scena il colore mi piace paragonarlo al timbro dell’attore,
o alle note musicali, avere una grande gamma di colore
qualifica il pittore. In quest’ultima mostra ho utilizzato tantissimo
colore, mi piace individuare un colore, una tinta e
variare su di esse, questo lo trovo fantastico riuscire a fare
20 bianchi diversi, o 10 azzurri, insomma fino a quando
non riesco più a ricavarne qualcosa che mi soddisfa.
COSA C’È OLTRE IL SOGGETTO?
Il soggetto è assoluto, quindi non saprei, la morte?
COSA NASCONDONO I TUOI VOLTI CHE TEATRALMENTE
INDOSSANO UNA MASCHERA?
Non nascondono più nulla, una volta si indossavano le
maschere per nascondere l’identità. I miei volti sono
maschera e volto insieme.
COSA CERCHI NELLA PITTURA?
Soddisfazioni, paure, sogni.. un’infinità di cose credo.
QUAL È LA VERA ESSENZA DELL’ESSERE ARTISTA OGGI?
Riuscire ad innalzarsi cosi tanto da diventare un antenna
nel mondo, capace di cogliere segnali dalla vita reale e
dal mondo dei sensi, sciogliere queste forme in movimento
vitale, e restituirle nella forma e nel tempo…

Intervista tratta da:

 

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